Sgrassatori, pulitori, multiuso… orientarsi nell’affollato mondo della detergenza professionale

Lunedì, 20 Marzo, 2017

Nell’ultimo secolo l’industria della pulizia professionale ha creato ed immesso sul mercato un’infinità di detergenti apparentemente idonei agli usi più svariati. L’esperienza Italchimes rivela però che ogni formulato andrebbe prodotto a partire dallo studio attento dell’esigenza di pulizia specifica.

La prima prova dell’esistenza del sapone sulla Terra risale al 2800 a.C.: ritrovamenti archeologici hanno confermato che i babilonesi utilizzavano una miscela a base di grassi animali, cenere ed acqua per pulire lana e cotone che poi avrebbero utilizzato per realizzare abiti e vestimenti. 

Per quasi cinquemila anni non ci furono poi significativi miglioramenti nella produzione del sapone, che veniva sempre ricavato a partire da grassi animali e vegetali. Tutto cambiò nel 1916, anno di comparsa del primo detergente sintetico, inventato in Germania proprio per compensare l’assenza di materia prima animale, che scarseggiava a causa della guerra.

Da allora, il progresso tecnico-scientifico ha permesso di generare innumerevoli composti per la detergenza ed il marketing ha giocato un ruolo significativo nella produzione di infiniti brand, etichettature, diciture e nomi commerciali,  talvolta però fuorvianti. 

Una prima importante distinzione sia tecnica che commerciale è quella tra “pulitore”, “sgrassatore” e detergente “multiuso”. È bene sapere queste tre tipologie di prodotto non sono la stessa cosa e non sono necessariamente intercambiabili. 

Per iniziare, occorre sapere che a seconda del loro pH i pulitori in commercio possono essere distinti in acidi, neutri o basici. Quelli acidi hanno un pH piuttosto basso, compreso tra 1,5 e 6; quelli basici si collocano all’estremità opposta della scala, con un pH tra 8 e 13; quelli neutri stanno in mezzo, tra 6 e 8.

I cosiddetti detergenti multiuso hanno in genere pH neutri, non sono quindi né significativamente acidi né basici, risultando quindi idonei alle superfici più delicate, come il legno, il vetro, etc. 

Il termine “multiuso” non deve però trarre in inganno: esso si riferisce al fatto che questi detergenti si prestano ad una varietà di interventi “ordinari” di pulizia, per sporco leggero e non incrostato. Possono andar bene per superfici polverose o macchiate ma sarebbe sbagliato dire, come spesso accade, che possono rimuovere ogni tipo di sporco.

Gli sgrassatori invece sono particolarmente adeguati per la rimozione di una categoria di sporco più resistente: l’unto, il grasso e tutto ciò che deriva da composti di natura animale/vegetale e che così spesso ritroviamo nelle nostre cucine. Gli sgrassatori hanno un pH elevato e sono quindi decisamente più performanti; più secco ed incrostato è lo sporco, maggiore dovrà essere la basicità del detergente. Accanto agli sgrassatori tradizionali, nascono così gli sgrassatori per “sporco pesante ed incrostato” con pH tra 10 e 13 ed i “detergenti per forni” che possono avere anche pH 14, necessario a rimuovere il grasso che si è carbonizzato attraverso multipli cicli di cottura. 

Utilizzare uno sgrassatore al di fuori del campo d’applicazione raccomandato può essere controproducente, avendo questi normalmente una maggiore capacità detergente, che mal si coniuga con le esigenze di superfici più delicate o sporchi più lievi. 

Italchimes dispone di una vastissima gamma di formulati per usi specifici offrendo sempre una totale disponibilità ai rivenditori per lo sviluppo di nuove soluzioni di pulizia per le esigenze più particolari.

Sulla base di questa considerazione, Italchimes può essere non solo fornitore, ma soprattutto partner del rivenditore, affiancandolo nella soluzione di specifici problemi di pulizia, dalla fase iniziale di analisi, alla progettazione e alla realizzazione di un nuovo detergente.